comunicato stampa mostra Giovanni Ruggiero -Swannarte Torino __
Giovanni Ruggiero. Impeto e meditazione
Giovanni Ruggiero (Fontanarosa, 1973), artista e docente all’Accademia Albertina di Torino, incarna la figura dello sperimentatore rigoroso e senza compromessi. La sua ricerca, ardua e solitaria, ha dato vita a una poetica coerente e audacemente fuori dagli schemi, incentrata sull’energia del gesto che si imprime come traccia profonda nella materia. La sua opera spazia dal disegno su carta alla fusione in alluminio, dalle installazioni ambientali alla ceramica, che egli padroneggia con una forza che ha pochi termini di paragone.
Il cuore della poetica di Ruggiero è il linguaggio espressivo da lui stesso inventato e sviluppato: gli Introrilievi. Queste sculture sono ottenute “per sottrazione”, con un processo che non aggiunge materia, ma penetra e modella lo spazio assente. Ruggiero si impossessa dello “spazio negativo delle forme”, ribaltando così la nozione tradizionale di scultura. L’opera finale non è ciò che sporge, ma l’impronta o il vuoto che definisce la figura, come nella grande fusione di alluminio a introrilievo Undicimilanovecentosettantatré, dove la figura si definisce attraverso la penetrante traccia scavata nel pieno del materiale, creando un potente contrasto visivo.
Il titolo della mostra, Gott ist tot (Dio è morto), è la fatale frase di Nietzsche che costituisce il monito e il cuore dell’esposizione. Questo tema risuona con la convinzione che, di fronte alle due prospettive spaventose della “banalità ininterrotta e del terrore inconcepibile” – citando Susan Sontag – sia necessario che anche gli artisti prendano posizione. Ruggiero lo fa attraverso la sua arte, con l’opera eponima, Gott ist tot/Dio è morto, quasi un happening, un invito allo spettatore a lasciare l’impronta rosso sangue della propria mano su un lenzuolo immacolato, trasformandolo in parte di un’azione di responsabilità e sensibilità collettiva. È un gesto diretto, un’azione fisica che rompe l’inerzia e la passività.
Accanto all’azione diretta dell’happening, l’artista dispone i “gesti indiretti” delle altre opere, in particolare le sue impressionanti ceramiche. In questa materia, l’energia del gesto di Ruggiero si manifesta con una forza drammatica, spesso utilizzando il rosso e il nero per enfatizzare il contrasto e il dramma interiore, arrivando a calpestare intenzionalmente l’argilla. L’orma dello stivale, impressa come sul terreno di un campo di battaglia, in bilico tra presenza ed assenza, evoca immediatamente un senso di conflitto, oppressione e violenza.
Reliquie di azioni, cicatrici di sofferenze fisiche, segni dello scontro tra pensiero e azione, le ceramiche di Ruggiero non sono oggetti statici o ornamentali, ma testimoni di una forza creativa che fonde riflessione e gesto, “impeto e meditazione”.
La poetica di Giovanni Ruggiero è, in sintesi, una profonda e coraggiosa indagine sulla condizione umana contemporanea. Attraverso la visione radicale degli Introrilievi, egli dà corpo al vuoto, allo shock e al trauma, trasformando la sostanza artistica in una riflessione sui drammi umani, psicologici e geopolitici che permeano il nostro tempo – e sulla innegabile corresponsabilità che spesso fingiamo di non avere in essi.
Marco Senaldi
